Storie

L’inizio di un racconto

la-fiera

A lla fiera ci andavo di sabato pomeriggio. Il sabato non andavo a scuola e poi era maggio. A maggio i giochi erano fatti, non c’era più niente da imparare e in classe si pativa il caldo e si pativa a veder fuori il sole e i prati verdi di un verde che faceva male agli occhi. Prati di un bello che non giocarci a pallone è un insulto.

Mio padre il sabato non lavorava e mi prendeva su con la cinquecento e andavamo alla fiera di San Nicomede. Il campo dietro alla chiesa era di un maneggio di cavalli, una roba per gente ricca che veniva giù da Milano per il fine settimana o per le ferie. In Maggio i cavalli lì portavano in un altro campo o lì tenevano nei box, non lo so, comunque il campo veniva allestito con i chioschi e le tende e veniva la giostra e una volta anche il circo.

Mio padre era nello stand di un rivenditore di trattore. C’era esposto un trattore americano, un John Deer credo. Era verde e giallo con certi fari tutt’intorno alla cabina. Però dopo un po’ mi son stufato e sono andato verso il capanno della pesca di beneficenza. C’era la signorina Aurora che mi faceva religione a scuola e non mi andava di vederla e di dover parlare, puzzava sempre di naftalina e aveva gli occhiali da vista con le catenelle che quando si avvicinava ti toccavano, fredde sulla pelle, mi facevano schifo. È stato in quel momento lì, girando sullo stradino infangato che ho visto quella tenda lì, viola, con su scritto Ermete il coniglio negromante.

Mille lire, avevo in tasca, mille lire non erano poco e la tenda era lì davanti, una tenda come non ne avevo mai viste. Una tenda che sembrava la scatola di un pandoro con in alto una coroncina di drappi colorati e bandierine. Anzi si, una tenda così l’avevo vista nel libro di Ivanoe che avevo preso alla biblioteca della scuola, le stampe coi cavalieri e le dame con i cappelli a punta come le fate. Sul cartello c’era scritto Entrate per mille lire. L’ho preso come un segno del destino.