Racconto del mese

La corriera del delirio

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Dovevo andare alla motorizzazione civile di Parma, via Pastrengo zona artigianale, perché mi avevano ritirato il libretto di circolazione della macchina, non avevo fatto la revisione. Il fatto è che c’ho sempre delle altre cose da pensare. La corriera doveva arrivare alle 9.00 io mi son messo in fila alla biglietteria.

Via Cornini Malpeli, dove c’è il palazzo delle corriere, mi è sempre sembrata una strada da film western con quei palazzi bassi a due piani, con quei balconi, quelle botteghe che sembrano cartoni dipinti tenuti su con delle assi.

Davanti a me in fila alla biglietteria c’era una signora molto grassa con una veste a fiori azzurri, una specie di grembiule sformato. La signora grassa sudava molto e si sventolava la faccia con una pagina della gazzetta di Parma e si lamentava con l’impiegata, parlava attraverso il buco del vetro, quello da cui si fanno passare i soldi, parlava con un filo di voce e diceva che non poteva tardare che sua nipote l’aspettava. L’impiegata le continuava a ripetere che non poteva farci niente se la corriera era in ritardo.

Poi però la corriera è arrivata in orario. La signora grassa è salita per prima. C’erano anche due sposini, lui un ragazzo abbronzato con dei tic alla faccia che ogni volta che parlava strizzava l’occhio o faceva il segno del sette bello a scopa. Prima di salire avrò aspettato dieci minuti buoni nel caldo del marciapiede con una puzza di diesel e in cielo neanche una mezza nuvola.

Quando sono salito sulla corriera l’autista non mi ha neanche guardato. L’autista era vestito da autista, con il berretto, la camicia azzurra e l’auricolare che non si vedeva da dove partiva, se da un telefono o direttamente dal motore della corriera.

Mi sono seduto di fianco a una bambina con un grosso bicchiere di carta in mano, succhiava forte con la cannuccia. Mi sono tolto lo zaino. Sulla corriera non c’era caldo come fuori, si stava abbastanza bene. Ho aperto lo zaino e ho tirato fuori la carpetta di carta dove tenevo tutti i documenti per la motorizzazione e anche un bollettino da 22 euro già pagato. Poi mi è venuto in mente che non sapevo se dovevo scendere all’ultima fermata o se poi la corriera continuava per Langhirano. Allora mi sono alzato e sono andato dall’autista. Il capolinea non era via Pastrengo, allora l’autista mi ha detto che mi avvisava lui quando dovevo scendere. Quando sono tornato al mio posto sulla carpetta di carta colorato c’era una macchia a forma di O con una schiuma rosa tipo frappè alla fragola. La bambina guardava fuori dal finestrino.

Dopo qualche minuto l’autista ha chiuso la porta della corriera con un gran sbuffo. Poi la corriera è partita. Tempo due metri eravamo fermi e la porta si è aperta ancora, è entrato un ragazzo col fiato in gola, si vede che aveva rincorso la corriera per fermarla. Aveva al collo quelle cuffie molto grandi per ascoltare la musica che vanno di moda adesso.

Poi è successo che mi sono imbambolato a guardare fuori dal finestrino la via Emilia. Come quando ero piccolo che mio babbo mi portava dal dentista a Parma a far stringere l’apparecchio. Mio babbo parla pochissimo e allora io tutto il viaggio guardavo fuori e conoscevo tutte le case, le ville abbandonate, le scuole diroccate, le trattorie dei camionisti, i benzinai, gli spacci di salumi. E adesso dopo tanti anni che non ci badavo li ritrovavo quasi tutti.

Appena prima del ponte sul Taro mi sono svegliato dall’incanto perché ho visto delle signore africane che litigavano con l’autista. Nello stesso momento la mamma della bambina del frappè, che era seduta nel sedile davanti a me, si è girata e invece che parlare con sua figlia parlava con me. Non siamo mica giusti qui, l’autista si è sbagliato, alla rotonda c’era mica da girare, qui si va nella Bassa.

In qualche modo l’autista è riuscito a calmare le due signore, però l’autobus non è tornato indietro e ormai ci eravamo accorti tutti che era la strada sbagliata. Intorno c’erano solo campi di pomodori e balle di fieno abbandonate al sole e ogni tanto un camion. Poi quando siamo arrivati vicino a un edificio grosso, tipo un magazzino, ma molto alto, la corriera si è fermata. L’autista non si è mosso, non è sceso, non parlava. La gente ha cominciato a agitarsi. Le due signore africane si guardavano i piedi e non dicevano niente. La signora grassa parlava al finestrino come se fosse vivo. Un signore coi capelli grigi si è alzato dal suo posto e è andato a chiedere cosa c’era che non andava. L’autista però non gli rispondeva, non si girava neanche, aveva su dei Ray-ban scuri, non sapevi dove guardava. Poi hanno bussato alla portiera.

Sembravano delle guardie forestali o dei finanzieri. Hanno bussato al finestrino e hanno fatto segno all’autista di seguirli.

Dentro alla corriera c’era un bel casino perché l’autista non voleva rispondere dove ci stava portando e cosa volevano i forestali, se magari era ricercato, ma noi avevamo già i nostri impicci e dovevamo andare a Parma. Un anziano continuava a dire che suo genero è pubblico ministero e qui ci voleva arrivare in fondo perché era sequestro di persona bellebuono, continuava a ripetere bellebuono. A me mi metteva più ansia la gente agitata sulla corriera che il fatto di essere dirottati dai forestali e allungare la strada. Tanto la motorizzazione fa orario continuato fino alle 18.00.

Il ragazzo che era salito per ultimo si è tolto le cuffie e si è allungato verso di me, mi ha chiesto se avevo capito cosa stava succedendo e io gli ho risposto di no che non lo avevo capito. Allora è intervenuta la mamma della bambina col frappè e gli ha detto che dei forestali avevano bloccato il pullman e il ragazzo si è spaventato, poi ha tirato fuori dallo zaino un telefono cellulare e ha cominciato a far delle chiamate dove diceva che arrivava in ritardo a lezione all’Università perché la corriera era stata fermata per dei controlli.

Intanto la corriera aveva già fatto dei chilometri e all’orizzonte si vedevano quei filari di pioppi che ci sono vicino alla golena del Po. Siamo passati su una strada sterrata e si è alzata polvere su tutti i finestrini e non si capiva più dove eravamo. Poi la corriera ha fatto una curva e si è fermata. Quando si è posata la polvere abbiamo visto che eravamo in uno spiazzo grande, di terra battuta. La portiera si è aperta e sono venuti su quelli vestiti da forestale. Erano in due con delle bottiglie di acqua minerale e una busta di plastica del supermercato piena di roba e l’hanno poggiata in un sedile vuoto.

Poi ne è venuto su un altro con la mitraglietta. La gente sulla corriera ha cominciato a vociare e far su del casino. Tutti tranne le signore africane. La signora grassa anche se non aveva fiato urlava che doveva andare da sua nipote. L’autista si è alzato, ha stretto la mano ai forestali. È sceso giù dalla corriera. Non si è più visto. Uno dei forestali, o quello che erano, ha preso il microfono vicino al posto dell’autista e ha fatto per parlare ma c’era troppo casino. Allora ha aspettato un po’ che si calmasse il casino. Poi ci ha detto che non ci dovevamo allontanare dalla corriera che era molto pericoloso e che ne andava della nostra vita.

Poi i tre hanno fatto il giro della corriera che gli dovevamo lasciare i telefoni cellulari perché era un’operazione di polizia e Signora mi spiace ma funziona così, poi le sarà ridato. Il ragazzo con le cuffie è rimasto con la bocca spalancata e non sapeva cosa dire, ha consegnato il suo iPhone nuovo di pacca. Hanno finito il giro e raccolto i telefoni dentro un sacchetto di plastica. Sono scesi, quello con la mitraglietta per ultimo e la puntava verso di noi. Hanno lasicato la portiera della corriera spalancata e poi sono partiti con la macchina e tirando su un polverone. Ci hanno lasciato lì nel parcheggio al sole.

La signora cicciona aveva capito, così diceva, aveva capito che ci avrebbero mandato a breve una navetta per venirci a prendere. Anche il vecchio con il figlio pubblico ministero si era calmato. La bambina vicino a me invece ha cominciato a piangere che voleva andare a casa e che voleva uscire che doveva pisciare. La mamma mi guardava a me e mi faceva delle domande tipo Ma si potrà uscire? E alla fine si è alzata è scesa per andare a far pisciare la bambina.

Sarà stato già mezzogiorno se non l’una, solo che non avevamo più i cellulari e l’orologio della corriera adesso era spento. Il vecchio con il figlio pubblico ministero aveva l’orologio ma non avevo voglia di andarlo a disturbare che magari attaccava con la storia della denuncia. In ogni caso io c’avevo fame e ho tirato fuori dallo zaino un mezzo panino con il prosciutto che mi era avanzato.

Non c’era mica un filo d’ombra nel piazzale e adesso la corriera era diventata un forno. Qualcun altro è sceso a pisciare e a cercare un po’ d’ombra. Io guardavo fuori dal finestrino, l’ombra più vicina erano quei filari di pioppi, lontani verso il Po. Sono rimasto sull’autobus e ho provato a dormire un po’, con la paura di soffocare perché l’aria era veramente irrespirabile. Però almeno c’era una tendina e non mi picchiava il sole in testa.

Ho dormito un po’ ma non capisco quanto. C’era ancora il sole a picco e molto caldo. Sull’autobus siamo rimasti io, le signore africane, la signora grassa, il ragazzo con le cuffie, il vecchio con il figlio pubblico ministero e una coppia di signori dell’est, lei con il look da badante e lui con la faccia rossa rossa e la canottiera. Loro due continuavano a litigare nella loro lingua e a me sembrava che la signora con il look da badante desse tutte le colpe al marito o al fidanzato che fosse.

Dopo per fortuna si è annuvolato e si respirava. Ho aperto una delle bottiglie che ci hanno lasciato i forestali. Nella busta del supermercato c’erano delle merendine, del pane in cassetta di quello in busta, e c’erano anche dei bicchierini di carta. Ho chiesto agli altri se volevano bere. Ho dato un bicchiere al vecchio e gli ho chiesto anche l’ora, ma mi ha detto che l’orologio non gli funzionava e che lo teneva solo perché glielo aveva regalato il fratello, ma non si poteva aggiustare, era un peccato buttarlo.

Ho capito che per quel giorno alla motorizzazione non ci andavo più. Speravo che arrivasse la navetta e che se arrivavo alla stazione delle corriere a Parma chiamavo a casa e mi facevo venire a prendere.

Nessuno di quelli che son scesi per pisciare è mai più tornato. Non li abbiamo più visti. Io e il ragazzo con le cuffie siamo scesi per prendere un po’ d’aria. Siao usciti nel piazzale e ci siamo guardati in giro. Dopo qualche metro finiva la terra battuta e cominciava l’erba e un fossetto molto basso e poi, un chilometro più in là, i pioppi. Non si capiva proprio dove potevano essere finiti, eravamo preoccupati. Poi abbiamo sentito degli spari e il ragazzo giura che ha sentito una voce che diceva Tornate su. Ho dormito ancora un po’ e dopo quando mi sono svegliato ho distribuito a tutti una merendina e dell’altra acqua. Il cielo era già più grigio e mi sembrava che fossero le cinque o giù di lì.

Le signore africane si sono messe a urlare fortissimo e sono scese dalla corriera. Sono andato a vedere. Il vecchio con il figlio pubblico ministero è morto. Sembrava addormentato ma era tutto accasciato da un lato con la lingua fuori, poveretto. Mi è venuto subito da chiamare qualcuno, un’ambulanza, ma non si poteva. Il ragazzo con le cuffie stava muto, sembrava intontito. Mi si è avvicinato il marito della signora con il look da badante e ha chiuso gli occhi al vecchio e ha farfugliato delle parole e ha fatto dei segni. Sono sceso dalla corriera e ho urlato che ci aiutassero che un signore forse era morto. Ma non si sentiva nessuno attorno, secondo me eravamo da soli. Sono andato fino al fosso e non è successo niente, nessuno sparo, nessuna risposta. Ma non si vedevano neanche la bambina e sua mamma, la signora grassa e gli altri che erano scesi dalla corriera. Allora sono tornato su.

La signora vestita da badante aveva coprito il signore anziano morto con quei poggia testa di tessuto che ci sono nelle corriere, ne aveva staccati una decina e lo aveva coperto. Adesso pregava.

Abbiamo mangiato il pane e il cielo diventava scuro, ma di sicuro non era ancora il tramonto. Ha cominciato a piovere fortissimo, ma questa cosa, non so perché, mi faceva sentire anche più sicuro, chiuso lì dentro alla corriera. Alla fine ci siamo messi ancora tutti a dormire. Io stavo sdraiato sui due sedili, il mio e quello dove prima c’era la bambina.

Ho sognato che ero in un posto tutto bianco con delle porte. Una voce da un altoparlante mi diceva che per uscire dovevo aprire le porte, ma avrei potuto uccidere delle persone che erano da un’altra parte, collegate in qualche modo e io non potevo vederle. Io cominciavo a muovermi e cercare di uscire aprendo le porte e mi dicevo che tanto non facevo del male a nessuno. Aprivo e chiudevo le porte e dopo un po’ la voce diceva Hai gia ucciso 29 persone.

Mi sono svegliato, dopo qualche ora sicuro, e c’era freddissimo, da battere i denti. Il tetto della corriera ha cominciato a picchiettare come se qualcuno gli desse dei pugni e ho visto fuori dal finestrino che grandinava. Ho pensato a dove avevo parcheggiato la mia macchina.

Il ragazzo con le cuffie è dato giù di matto. Ha cominciato a tirare dei pugni e dei calci ai sedili e ai finestrini e mordere le testate dei sedili e farsi venire gli occhi in fuori. Io e il marito della signora con il look da badante abbiamo cercato di tenerlo fermo e calmarlo. Si è calmato un po’. Gli abbaimo messo le cuffie anche se non aveva il cellulare e non poteva sentire la musica. Però questo lo ha calmato molto.

Dopo il marito mi ha fatto segno di andare con lui e si è seduto al posto dell’autista e ho capito dai gesti che voleva provare ad accendere la corriera con i fili, cosa che ho visto solo nei film americani. Ho provato a dire al marito della signora con il look da badante che forse non era una buona idea, che l’unica roba che sapevamo di questa situazione era di dover rimanere qui. Ho provato a dirglielo anche in inglese. Dopo un po’ è riuscito a far accendere la corriera. Si sono accese le luci e l’orologio che segnava l’una di notte. Ho girato delle manopole, è uscita dell’aria calda dalle bocchette del riscaldamento. La signora con il look da badante russa urlava di gioia. Il ragazzo con le cuffie, ce ne siamo accorti solo in quel momento lì, era sceso. Non abbiamo più visto neanche lui.

Siamo partiti con la portiera spalancata, il marito slavo rideva e parlava ad alta voce con la compagna che era rimasta seduta qualche sedile indietro. Solo che non andava verso Parma, ha preso la direzione verso il Po, si vedevano i pioppi sempre più vicini, la strada sempre più buia. Poi dentro il bosco di pioppi, tutti uguali, alla stessa distanza. Intorno non si vedeva nessuno, da nessuna parte. Dopo un po’ i fari della corriera hanno illuminato un pontile con una barca attraccata. Lo slavo ha puntato dritto al pontile, andava piano però quando è arrivato davanti alla barca non si è fermato, ha tirato dritto, ho avuto appena tempo di guardare nella barca e vedere che era abbandonata. Poi il pontile è finito e la corriera è finita nel Po.

È successo tutto lentamente, il tuffo nell’acqua, l’acqua che entrava dalla portiera e dai finestrini. Le urla della signora con il look da badante, affogate nell’acqua. Il signore anziano morto che galleggiava con i mille lenzuolini poggiatesta. Poi la corriera ha toccato il fondo. Aveva ancora i fari funzionanti e il motore, così abbiamo continuato ad andare avanti senza capire se andavamo verso Piacenza o verso il mare. Chissà com’è dall’alto vedere le luci di una corriera che si muove sul fondo del Po.