Notizie

punto e a capo

E facciamo tanto gli splendidi, i moderni, gli evoluti e poi siamo solo delle case che camminano e andiamo in giro con i ricordi, le facce, le caffettiere, le biciclette, i giocattoli, le scarpe vecchie, le pentole, i libri, i piatti tutti attaccati sulla schiena. Non siamo capaci di buttare via niente, la spazzatura, i giradischi, le foto, i coltelli. Eccoci punto a capo, siamo delle case che camminano.

 

il modo migliore per capire è allacciarsi gli scarponi e camminare

Sono le undici di mattina, è sabato undici settembre. Sono in un piccolo cimitero di montagna nell'appennino reggiano, a Ligonchio. Siamo venuti qui per mettere una pianta di edera sulla tomba di due militari russi diventati partigiani nella guerra di liberazione. Il sindaco del paese dice che se si sa poco di loro, si conoscono solo i nomi e il distaccamento di cui facevano parte. Ma questo non importa perché è importante quello che rappresentano cioè il sacrificio di gente che ha dato tutto per liberare l'Italia.
Poi il sindaco attacca a cantare con una bella voce bassa, canta “Bella ciao”. Io guardo le lapidi spezzate e consumate che ci sono qui attorno. Tra le tombe più vecchie ci cresce un'erba rinfrescata dalle piogge dei giorni passati. E ci sono fiori di montagna, cicoria, cardi e altri fiorellini gialli a forma di stella di cui non so il nome. Lì guardo mentre la canzone dice “e questo è il fiore del partigiano” e capisco che sono questi qui i fiori della canzone, fiori di montagna, semplici, belli e resistenti. Intanto il coro prosegue e sento che però le parole cambiano e diventano sconosciute, sono parole di un altra lingua. Si, perché nel cimitero di Ligonchio insieme a me ci sono un centinaio di ragazzi dalla Germania, dall'Austria e dalla Svizzera e cantano “Bella ciao” tradotta in tedesco.

I Sentieri Partigiani sono così, ci sono dei momenti che ti lasciano senza fiato e raccontarli a parole a chi non ci è venuto è molto difficile. Ci sono gli incontri e le facce, le immagini che ti rimangono nella testa anche se non le fermi in una foto. Ci sono le parole belle che che poi non si dimenticano, ma che non hanno retorica. La retorica è rimasta giù in pianura, parcheggiata con le nostre macchine. E allora il modo migliore per capire è allacciarsi gli scarponi e camminare.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Novembre 2010 17:38

Leggi tutto...

 
 

le formiche alla tenda di Modena

Questo venerdì allo spazio La Tenda di Modena, alle ore 21.30, presento il mio libricino autoprodotto "come zucchero per le formiche". Leggo un paio di racconti con l'accompagnamento speciale di Simone Rossi (ukulele/clarinetto) e Bicio (contrabbasso). Poi si chiacchera un po' con Carlo Dulinizo di Barabba.

 
 

l'inizio di un racconto

Alla fiera ci andavo di sabato pomeriggio. Il sabato non andavo a scuola e poi era maggio. A maggio i giochi erano fatti, non c'era più niente da imparare e in classe si pativa il caldo e si pativa a veder fuori il sole e i prati verdi di un verde che faceva male agli occhi. Prati di un bello che non giocarci a pallone è un insulto.

Mio padre il sabato non lavorava e mi prendeva su con la cinquecento e andavamo alla fiera di San Nicomede. Il campo dietro alla chiesa era di un maneggio di cavalli, una roba per gente ricca che veniva giù da Milano per il fine settimana o per le ferie. In Maggio i cavalli lì portavano in un altro campo o lì tenevano nei box, non lo so, comunque il campo veniva allestito con i chioschi e le tende e veniva la giostra e una volta anche il circo.

Mio padre era nello stand di un rivenditore di trattore. C'era esposto un trattore americano, un John Deer credo. Era verde e giallo con certi fari tutt'intorno alla cabina. Però dopo un po' mi son stufato e sono andato verso il capanno della pesca di beneficenza. C'era la signorina Aurora che mi faceva religione a scuola e non mi andava di vederla e di dover parlare, puzzava sempre di naftalina e aveva gli occhiali da vista con le catenelle che quando si avvicinava ti toccavano, fredde sulla pelle, mi facevano schifo. È stato in quel momento lì, girando sullo stradino infangato che ho visto quella tenda lì, viola, con su scritto Ermete il coniglio negromante.

Mille lire, avevo in tasca, mille lire non erano poco e la tenda era lì davanti, una tenda come non ne avevo mai viste. Una tenda che sembrava la scatola di un pandoro con in alto una coroncina di drappi colorati e bandierine. Anzi si, una tenda così l'avevo vista nel libro di Ivanoe che avevo preso alla biblioteca della scuola, le stampe coi cavalieri e le dame con i cappelli a punta come le fate. Sul cartello c'era scritto Entrate per mille lire. L'ho preso come un segno del destino.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 11:01
 
 

Carmilla va alla festa

Se avete voglia qui potete sfogliare un mio piccolo racconto per ragazzi che è finito su un fantastico quadernino progettato da kreativehouse per la linea rossocarmilla. Buona lettura

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Ottobre 2010 21:15
 
 

Bollettino novità

Rss Novita

Rss Feed

La mia libreria su Anobii

Lasciami la tua email




Chi sono

matteo martignoni sa scrivere per la pubblicitàMatteo Martignoni. Copywriting e scrittura creativa: Ho 30 anni e vivo in provincia di Parma. Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione nel 2005 con una tesi di semiotica del cinema. Ho collaborato a progetti di comunicazione e promozione pubblicitaria a livello locale e nazionale. Mi piacciono la tv spazzatura, la cultura orientale e le piante grasse. Sono allergico alle muffe e ai peli di gatto e non mangio mai carne. Scrivo per piacere e per lavoro. Qui puoi scaricare il mio cv.

Dai, Contattami

Questi gli indirizzi a cui puoi trovarmi.

 

Symbol
Blog