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provo a ricordarmi il gelso

Provo a ricordarmi il gelso. Il gelso che hanno segato senza pensarci. Il gelso che è stato un pezzo della mia vita e che adesso non c'è più. Mi appoggiavo a una pietra o alla ringhiera del parcheggio e mettevo un piede nel buco della corteccia. Un buco tondo e profondo come una specie di forno nella pancia del gelso. A volte ci nascondevano qualcosa. Una bottiglia, giornaletti porno, spazzatura. Dentro cresceva la terra. I bachi strisciavano nel buio e mangiavano la corteccia trasformandola in terra. Un albero meraviglioso e antico che produce terra morbida, fertile, profumata. Con la punta del piede nel buco mi aggrappavo all'incavo tra due dei grossi, giganteschi rami tozzi. I gelsi dell'Emilia sono deformati dai contadini che li potano per usare gli sprocchi elastici per tenere su le viti. Questi gelsi crescono ancora in riva alle strade asfaltate e fanno dei filari che vanno su verso colline basse, verso chiesette, verso ville, verso casolari abbandonati o verso il niente, verso quartieri cresciuti più svelti della campagna. Questi gelsi hanno la forma di una mano con il tronco tozzo che è il polso, e il dorso e questi rami tozzi e deformi che sono le dita, e i rami nuovi che sono le unghie lunghissime che graffiano il cielo. Questi rami graffiano il cielo grigio di ottobre in Emilia e fanno piovere e strappano giù la nebbia dalle nuvole fisse. E a volte sembrano pugni arrabbiati contro il cielo e altre volte sembrano mani che chiedono qualcosa in elemosina o cercano qualcosa verso l'alto, molto più raramente sembrano mani che pregano. Appoggiavo le mani su un nodo bello levigato e mi buttavo su con il petto, su fino alla pancia. C'era allora quel momento lì che mi sentivo come l'orso della storia incastrato dentro al tronco per provare a rubare il miele. Con le gambe a penzoloni nel vuoto e la testa e il petto sopra l'albero. Poi un bel colpo di reni o anche due o tre e ero su.

 

scuola media

Martedì 4 ottobre, a Bologna, alla libreria Modo infoshop, in via Mascarella 24/b, alle ore 21 e 30, leggiamo dei brani del primo quaderno della scuola media inferiore di scrittura emiliana con (forse): Camilla Tomassoni Elisabetta Cani, Enrico Bergamini, Francesca Cerioli (ma forse no), Isabella Pedrazzi, Luca Borri, Luca Zirondoli, Maria Luisa Pozzi, Matteo Martignoni, Roberto Saponi, Simona Brighetti, Simone Salomoni, Paolo Nori e forse anche degli altri. Io probabilmente leggo compito dell'avvenimento storico: descrivete un avvenimento storico al quale avete partecipato.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Settembre 2011 10:45
 
 

lo spaventapasseri

C'era un muratore di Monticelli Terme. Da giovane aveva fatto il marinaio e girato un po' il mondo. Quando poi è andato in pensione con la moglie ha preso in affitto una casa in campagna sulla strada per Traversetolo e passava i giorni nell'orto.
Aveva anche una rimessa in cui teneva roba varia (cassette di legno per la frutta, bottoni, scarpe vecchie, latte di pittura, maglioni di lana pieni di buchi) perché come tanti anziani aveva il vizio di non buttare via niente.

Diceva alla moglie che le cose son come gli uomini e che devono trovare il loro posto al mondo e fino a quando non l'hanno trovato non stanno ferme.
Poi una mattina è andato nel suo orto a curare le zucchine e ha visto che c'era qualcuno fermo nella terra appena smossa. Quando ha guardando un po' più da vicino ha visto che era uno spaventapasseri.

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Settembre 2011 13:16

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ad esempio

Ad esempio Piero Angela cosa penserà mentre fa la fila alla posta?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Settembre 2011 15:09
 
 

il primo ricordo

Il primo ricordo che ho è mio babbo che mi tiene in braccio per farmi addormentare. È pomeriggio, lo capisco dai cerchietti di luce gialla che ci sono sul mio lettino. Noi siamo in mezzo alla stanza, in piedi. La stanza mia e di mio fratello, ci ho dormito fino all'università. Tutto intorno questi pallini di luce che fa il sole passando dalla tapparella appena alzata. C'è la voce di mio babbo che canta “c'era una volta un piccolo naviglio che non voleva non voleva navigare”. Mi culla e non mi addormento ancora. Guardo i pallini di luce, gialli e tutti in fila, nel nero. I pallini di luce sul mio letto, sul copriletto che ha su disegnata una mamma topina con il suo piccolo topolino. E poi c'è la voce che mi addormenta “c'era una volta un piccolo naviglio” piano piano, la voce di mio babbo “che non voleva non voleva navigare.

 
 

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Chi sono

matteo martignoni sa scrivere per la pubblicitàMatteo Martignoni. Copywriting e scrittura creativa: Ho 30 anni e vivo in provincia di Parma. Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione nel 2005 con una tesi di semiotica del cinema. Ho collaborato a progetti di comunicazione e promozione pubblicitaria a livello locale e nazionale. Mi piacciono la tv spazzatura, la cultura orientale e le piante grasse. Sono allergico alle muffe e ai peli di gatto e non mangio mai carne. Scrivo per piacere e per lavoro. Qui puoi scaricare il mio cv.

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