a pensarci adesso

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Quando ha cominciato a lavorare mia mamma aveva quattordici anni, a dirlo adesso fa impressione, ma era una cosa normale cinquant'anni fa lavorare a quattordici anni. Mia nonna l'ha presa su e sono andate a chiedere lavoro in un laboratorio di sartoria dove assumevano molte ragazzine, un posto in centro al mio paese, un palazzo su vari piani, lavoravano nel seminterrato e al primo piano.
Ce le vedo quelle due lì. Il caporeparto le ha chiesto Sai fare le asole? Lei ha detto di no. Poi le asole ha imparato a farle e ha fatto quello lì per anni. Faceva le asole E attaccava i bottoni ci aggiunge mio babbo, perché a mia mamma è sempre piaciuto molto chiacchierare. Attaccare bottone, si dice.
La storia di mia mamma se fosse messa in un film sarebbe piena di flashback e di canzoni d'epoca, tipo di Gianni Morandi e di Celentano che sono sempre stati i suoi idoli. Mio babbo da giovane ci assomigliava a Celentano, o almeno così dicono. E sarebbe piena di scene a effetto per far piangere a qualche minuto dai titoli di coda. E magari la sua parte la farebbero fare alla Sandrelli che però con mia mamma non c'entra proprio niente. Ma comunque la storia di mia mamma non è in un film.

 

Quando poi ha cominciato a lavorare io me la immagino una bambina che impara a usare la macchina delle asole e ha paura del caporeparto e del padrone e deve chiedere il permesso per andare in bagno, come a scuola. Poi lì al lavoro ha conosciuto la Giuliana che era ancora più piccola di lei e lavorava da più tempo, son diventate molto amiche, lo sono ancora a desso. La Giuliana è una signora con degli occhi bellissimi e è molto simpatica. Lei e la Giuliana parlavano di ragazzi e ridevano molto e piangevano per finta quando sbagliavano qualche cosa ad esempio a mettere un'asola in più su un impermeabile che poi ti sgridavano, ma per fortuna succedeva poco. Poi c'era anche la Didi che aspettava solo che il caporeparto si girasse per farne ogni volta una nuova e una volta aveva fatto una spaccata da ballerina e il caporeparto poi l'aveva beccata.
Poi la ditta si è spostata e non c'erano più dei piani e delle scale da fare era tutta in un capannone vicino al mio paese. All'inizio era il padrone a prender su le ragazze con un macchinone e a portarle al lavoro. Mia mamma adesso a raccontarlo non riesce a non ridere che facevano delle macchinate, dice, che a contarsi erano in quattordici una volta. Quattordici in una macchina. E lei che è sempre stata magra da far paura ce la vedo stretta stretta in fondo al sedile. Non ci hanno mai fermati i vigili o la polizia.
Poi prendevano la corriera, l'ha presa per vent'anni o più la corriera. Quella della corriera e della corsa in bicicletta fino al deposito delle bici per poi andare a prendere la corriera, quella lì era la storia che preferivo. Ce la raccontava a me e mio fratello per dormire e aggiungeva dei particolari tipo la spericolatezza delle cose che faceva in bicicletta per arrivare in tempo al deposito delle biciclette per prendere la corriera. O come di quella volta che aveva infilzato, senza volere, il sellino per i bambini lo aveva infilato nella tuta da lavoro del meccanico del deposito e stava andando a casa con Paolino il meccanico del deposito attaccato alla bici. E giù a ridere.
E si lavorava ance il sabato, la mattina e il pomeriggio, dice. E si lavorava anche la domenica mattina delle volte, dice. E d'estate si faceva l'orario continuato dalle sei fino alle due del pomeriggio. E c'erano le donne alle macchine da stiro che a volte svenivano dal caldo. A pensarci adesso sembra un altro mondo. Ma poi si son fatte le lotte sindacali e abbiamo conquistato dei diritti, con le lotte. E anche il mio padrone quello della macchina, dice, quello che faceva la voce grossa e ci faceva prendere degli spaventi che le ragazze si chiudevano in bagno piuttosto di sentirlo. Che ti faceva cadere le cose di mano per lo spavento. Quel padrone lì aveva fatto e brigato alla camera di commercio a Parma per dare la quattordicesima alle sue donne. Il primo in provincia di Parma. Gli altri padroni non volevano Perché se lo facevamo noi dopo dovevano farlo tutti, e queste cose adesso ve le stanno fregando ancora. Mia mamma poi negli anni settanta assieme alle sue colleghe l'ha anche occupata la fabbrica.
Mia mamma non ha fatto le asole tutta la vita, ha fatto anche i colli e i bottoni e il puntino che sarebbe poi un filo di bordatura che c'è in alcune giacche. Mi ricordo che le giacche le metteva gente importanti, anche la squadra nazionale di calcio una volta aveva le giacche con le asole fatte da mia mamma.
Me lo ricordo ancora, lo vedo come avercelo qui davanti un impermeabile blu lungo, dice, quello è stato il suo primo vestito. Ma non mi fido, diceva al caporeparto, e lui Ma no dai devi solo seguire i segni del gesso e lei invece aveva fatto un asola sulla gamba in fondo in fondo, a pensarci adesso un bell'impermeabile così che chissà come avevano faticato a farlo.

 

 

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Chi sono

matteo martignoni sa scrivere per la pubblicitàMatteo Martignoni. Copywriting e scrittura creativa: Ho 30 anni e vivo in provincia di Parma. Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione nel 2005 con una tesi di semiotica del cinema. Ho collaborato a progetti di comunicazione e promozione pubblicitaria a livello locale e nazionale. Mi piacciono la tv spazzatura, la cultura orientale e le piante grasse. Sono allergico alle muffe e ai peli di gatto e non mangio mai carne. Scrivo per piacere e per lavoro. Qui puoi scaricare il mio cv.

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